Marketing digitale

Sette metriche di una campagna che funziona

Il successo di una campagna non lo misuriamo solo con clic e impressioni, ma con il percorso dal pubblico giusto a una richiesta di qualità o a una vendita.

Sette metriche di una campagna che funziona

Prima delle misurazioni definite l'obiettivo

Il performance marketing senza un obiettivo chiaro diventa in fretta una raccolta di bei numeri. Prima di iniziare stabilite se volete vendite, richieste, prenotazioni, iscrizioni o un altro risultato concreto. Poi verificate che gli eventi siano impostati correttamente in Analytics e nei sistemi pubblicitari.

1. Tasso di conversione

Il tasso di conversione dice quale quota di visitatori compie l'azione desiderata. Un valore basso non è per forza un problema dell'annuncio; la causa può essere anche un'offerta poco chiara, una landing page lenta o un modulo troppo impegnativo.

2. Costo per conversione

Questa metrica mostra quanto budget pubblicitario spendete per una singola azione misurata. Valutatela sempre insieme al valore e alla qualità della conversione.

3. Qualità delle richieste

Dieci richieste adatte possono valere più di cento contatti generici. Il team commerciale dovrebbe segnare regolarmente quali lead corrispondono all'offerta e quali diventano clienti. Misurate due quote: quante richieste sono qualificate e quante diventano clienti.

4. Costo di acquisizione del cliente

Il costo di acquisizione comprende più del costo per clic. Per una stima realistica considerate budget pubblicitario, produzione dei contenuti, strumenti e la parte concordata del lavoro del team. Formula: tutti i costi di acquisizione del periodo, divisi per il numero di nuovi clienti. Usate sempre lo stesso perimetro di costi, altrimenti il confronto tra periodi o report non regge.

5. Rendimento della pubblicità

Nelle vendite online il ROAS è il rapporto tra i ricavi attribuiti e l'investimento in annunci. Un ROAS alto non significa per forza un profitto alto, quindi confrontatelo con margine, resi e altri costi.

6. Conversioni assistite e percorso d'acquisto

Un utente può prima vedere l'annuncio, più tardi cercare il brand su Google e completare la conversione via email. Per questo valutate il ruolo dei singoli canali e non attribuite tutto il valore solo all'ultimo clic. Misurabile: quota di conversioni assistite, numero di contatti prima della conversione e tempo dal primo contatto all'acquisto.

7. Valore del cliente nel tempo

Se i clienti tornano, il primo acquisto è solo una parte del quadro. Un valore del cliente più alto nel tempo permette un costo di acquisizione più alto, ma richiede dati affidabili e un periodo di osservazione abbastanza lungo.

Un esempio di calcolo dal clic ai soldi

Numeri inventati ma realistici per un'azienda di servizi, perché il rapporto tra le metriche sia visibile: 1.000 € di spesa portano 40 richieste (25 € a richiesta). Il commerciale ne segna 12 come qualificate (83 € per richiesta qualificata), 4 diventano clienti. Il costo di acquisizione del cliente è quindi di 250 €. Se ogni cliente porta 1.200 € di ricavi, sono 4.800 €, cioè un ROAS di 4,8. Con un margine del 40 per cento restano 1.920 € di copertura, quindi 920 € sopra il costo degli annunci. Lo stesso calcolo con 8 clienti invece di 4 è un'ottima campagna, con 2 una perdita, anche se clic e costo per clic sono identici.

Cosa controllare ogni settimana

  • la spesa e la correttezza della registrazione delle conversioni;
  • il costo e la qualità delle richieste;
  • le prestazioni di landing page e dispositivi;
  • i cambiamenti in pubblici, termini di ricerca e creatività;
  • la proposta del prossimo test con un'ipotesi chiara.

Per collegare i canali al tracciamento guardate il marketing digitale, la pubblicità con Google Ads e la pubblicità su Facebook.